Un cablaggio Reference è per sempre

Un cablaggio Reference è per sempre

BigBox Magazine – Pubbliredazionale – Ottobre 2021

Dallo studio pro allo studio home investire sul cablaggio è garanzia di qualità nel tempo. Lo raccontano le esperienze del Sonoria Recording Plant di Prato e de La Saletta di Cogorno (GE).

Quando un tecnico si trova a dover cablare il proprio studio di registrazione o mastering audio è consapevole che, mentre l’evoluzione tecnologica lo porterà a sostituire le macchine anche più volte nel tempo, il progetto dei collegamenti dovrà invece durare nel tempo. Solo così potrà garantire ai suoi clienti il “tono” richiesto da qualunque produzione, sia essa in uno studio professionale sia
home.
Il deterioramento del segnale durante il trasporto deidati all’interno di un cablaggio complesso è un fenomeno subdolo, che può avvenire con il passare del tempo. È per questo che scegliere fin dall’inizio cavi affidabili sia dal punto di vista meccanico sia elettrico è fondamentale.

È quello che ha deciso di fare Andrea Benassai, proprietario del Sonoria Recording Plant di Prato: “Dal 2001 a oggi abbiamo ristrutturato lo studio già tre volte, ma il frame e i cablaggi sono rimasti sostanzialmente inalterati” racconta Benassai: “Io e il mio tecnico, Enrico Sadi, abbiamo progettato lo studio in modo che potesse durare nel tempo perché negli studi grandi come il nostro, con tre studi di registrazione integrati e tre sale di ripresa, la qualità del cavo è determinante dal punto di vista elettrico e sonoro. Serviva un cavo che che desse garanzie in termini di resa meccanica nel calpestamento e nell’essere piegati, sia di resistenza a dissaldatura e risaldatura.
E quando ho sostituito il banco DDA con un SSL ho potuto riutilizzare i cablaggi Reference scoprendo con sorpresa che i cavi originali avevano un tasso di mortalità pari a zero!”. E stiamo parlando di uno studio votato alla qualità assoluta delle produzioni: “Foffo Bianchi, mio grandissimo maestro quando avevo 22 anni, mi insegnò la differenza tra la musica fatta per essere nconsumata e quella fatta per rimanere negli anni. Così, per il mio studio ho fatto la scelta di produrre musica che non si concentra sulla nera produzione elettronica e virtuale ma che utilizza strumenti acustici e orchestre vere”.

Quando si progetta uno studio di registrazione home, non si hanno le risorse economiche per fare scelte di qualità assoluta e, soprattutto all’inizio dell’attività, si mettono insieme macchine e cablaggi non sempre coerenti tra loro. Con il passare del tempo, però si comincia a fare esperienza e a comprendere che ci sono scelte da fare per tenere il più possibile elevato il livello qualitativo delle produzioni. È ciò che è accaduto con il cablaggio ad Andrea Carozzo, proprietario de La Saletta Recording Studio di Cogorno (GE), costituito da una sala regia e una di ripresa, in cui vengono realizzate produzioni molto eterogenee, dall’acustico all’elettronico, fino al trash metal spinto: “In una session di un gruppo che aveva bisogno di registrare un demo velocemente avevo deciso di usare, tra i microfoni e le prese a muro dello studio, una ciabatta audio a 8 canali, che mi ero autocostruito anni prima usando del cavo recuperato da qualche parte”, racconta Carozzo: “Subito mi sono reso conto che c’era qualcosa che non andava nella qualità del segnale registrato. Così ho coinvolto un amico chitarrista in un test comparativo con e senza quella ciabatta, scoprendo che mi ‘mangiava le frequenze’. La sera stessa abbiamo deciso di testare tutti i cavi dello studio, tutti di marchi diversi, compreso Reference. Alla fine siamo arrivati alla conclusione che c’era una grande differenza tra tutti gli altri cavi e i due migliori, cioè il Vovox e l’Ultimo Cavo Reference che avevo pagato un terzo del Vovox. È così che ho deciso di scrivere a Reference per raccontare il test che avevo fatto chiedendo di poter ascoltare gli altri cavi Reference più costosi dell’Ultimo Cavo, immaginando che sarebbero stati ancora migliori. MI ha risposto Angelo Tordini personalmente e lì è cominciata la collaborazione per il nuovo cablaggio dello studio, con risultati notevoli. Ho ricablato anche tutto il sistema di ascolto, dalla scheda audio all’amplificatore e dall’amplificatore ai monitor ADAM A5X con sub Sub8 e Yamaha NS10. Il suono dei monitor è cambiato completamente”.

La possibilità di confrontarsi direttamente con il costruttore per avere consigli su come realizzare il cablaggio del proprio studio è uno dei punti di forza di Reference. Ancor più apprezzabile è il fatto che Angelo Tordini non nega il suo supporto a nessuno. La sua missione è quella di promuovere la “cultura del cavo” attraverso i suo progetti tra musicisti e tecnici di qualunque livello. E questa sua disponibilità diventa un valore commerciale: “L’assistenza di Angelo è stato veramente il plusvalore dato alla nostra scelta”, spiega Benassai: “anche perché in tutte le scelte delle macchine del mio studio ho sempre privilegiato il rapporto personale con chi me le ha vendute”.


Il fatto che stiamo parlando di prodotti made in Italy, infine, non è marginale, soprattutto in considerazione della qualità assoluta dei cavi Reference rispetto alla produzione mondiale: “Un altro motivo per cui è stata scelta Reference è che è una ditta italiana” conclude Benassai: “Come insegnante, seguo molto il percorso dei giovani italiani stimolandoli a rimanere in Italia, perciò mi è sembrato coerente scegliere Reference rispetto a un produttore straniero anche se, a parità di qualità del cavo, il costo è stato un po’ più elevato”.
“Da Italiano, mi ha fatto piacere scoprire che un cavo Mogami che avevo pagato un sacco di soldi, nel test è risultato peggiore in confronto al cavo Reference”, racconta con un certo orgoglio Andrea Carozzo: “È una soddisfazione vedere che una produzione italiana è in grado di battere i cavi americani”.

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