Il cablaggio audio nella ripresa di un’orchestra

Il cablaggio audio nella ripresa di un’orchestra

BigBox Magazine – Pubbliredazionale – Gennaio 2022

MARZIO BENELLI SCEGLIE CAVI REFERENCE CABLES
Quando uno dei più quotati tecnici del suono italiani ti racconta delle sue esperienze neworkesi a fianco di nomi come John Lennon, George Benson e Paul Simon insieme alle numerose produzioni di musica classica realizzate per etichette come Deutsche Grammophon, pensi che il livello della registrazione richiesto da questo tipo di committenza sia in studio che dal vivo non può prescindere dal meglio delle attrezzature tecniche impiegate. Perciò assume un grande valore testimoniale la scelta che Marzio Benelli ha fatto di utilizzare cavi professionali Reference Cables in tutte le sue produzioni.

Era la fine degli anni Settanta quando Marzio Benelli iniziava a fare le prime registrazioni nel suo piccolo studio prima di allestire il suo storico Emme Studio a Calenzano in cui svolge ancora oggi la sua attività: “La
prima ripresa fu per Nella Anfuso, una cantante musicologa specializzata in musica rinascimentale fiorentina. Io avevo cominciato con il rock e non ero molto esperto di quel genere, ma come tutti i ricercatori accettai il lavoro. Insieme a Nella c’era un liutista e io usai solo due microfoni Sennheiser MD441 dinamici e un registratore a bobine Revox A77. Ricordo che avevo paura che andassero in distorsione perché lei aveva una voce molto potente”.
Dopo gli anni di gavetta negli Stati Uniti, Marzio tornò in Italia: “Cominciai a registrare musica classica e jazz aprendo un’etichetta importante in quel periodo, la Quadro Frame, con cui pubblicavamo anche brani inediti di compositori famosi. È lì che cominciai a occuparmi seriamente del suono della classica accorgendomi che meno microfoni usavo e più correlazione di fase c’era, cioè il suono era più vicino a quello reale. Cominciai con un microfono stereo sopra un ipotetico direttore d’orchestra, anche quando l’orchestra non c’era. Più tardi iniziai a registrare orchestre più grandi fino a 160 elementi, dove non era possibile usare meno di 12/16 microfoni, fino a 24 quando la produzione lo richiedeva esplicitamente, come quelle della Deutsche Grammophon. Con così tanti microfoni bisogna stare attenti alle fasi e gestire i delay tra microfoni distanti tra loro”. L’argomento cavi è sempre stato importante nelle produzioni audio professionali: “Quando mi capitava di usare cavi di lunghezza fino a 40 metri, il suono non era molto bello.

Avendo esperienza nelle registrazioni in studio o in piccoli spazi, sentivo molto bene la differenza. Perciò, oltre i 25 metri ho sempre usato preamplificatori per ridurre il deterioramento del segnale. Quando ho conosciuto i cavi Reference ho potuto fare delle registrazioni con cavi di soli 3 metri più lo stage box.
Con 8 cavi riesco a registrare un’intera orchestra usando pochi microfoni adeguati.
Per esempio, io uso spesso dei microfoni PZM (microfoni a pavimento del tipo ‘a zona di pressione’ con angolo di ripresa a 180 gradi, NdR),tipo 562 AKG o 2002 Sennheiser che sono però fuori produzione o i più costosi Schoeps ancora disponibili. Con due PZM davanti alla parte sinistra e destra dell’orchestra e un microfono stereo sulla testa del direttore, se non si è live e dunque li si può mettere, si risolve la ripresa primaria. Poi si possono fare riprese microfoniche all’interno delle sezioni mettendo due microfoni a 90 gradi davanti ai legni, agli ottoni ecc. Davanti al coro, tra i venti e i quaranta elementi, si mettono invece dei cardiodi abbastanza alti.
Se l’ambiente ha un buon suono, con 8/12 microfoni si riesce a riprodurre un’orchestra”. Più microfoni si usano e più è facile incorrere nei problemi di fase. “I microfoni devono puntare tutti sul fondo dell’orchestra oppure vanno messi in controfase per poi invertirla in mixaggio. Se c’è un solista, invece, si può usare un iper cardioide davanti, se il solista non è in grado di sovrastare l’orchestra con il suo strumento”. Quando si ha a che fare con l’orchestra di una scuola, che dispone di poche risorse, si possono comunque ottenere buoni risultati con un setup più contenuto: “Dando per scontato che si farà una registrazione stereofonica, si può usare un microfono stereo sulla testa del direttore usando un’asta a giraffa se siamo dal vivo.

Se non è possibile mettere il microfono stereo centrale, se ne mettono due panoramici laterali a destra e sinistra. Se invece non è possibile proprio vedere le aste, io consiglio allora due microfoni PZM messi a terra uno leggermente dietro al primo violino e l’altro dall’altra parte davanti al violoncello. Poi se ci sono altri musicisti, ne possiamo mettere un altro centrale oppure un microfono omnidirezionale all’altezza del leggìo del direttore, se c’è, ma a due metri di distanza dal lui. Bisogna ricordarsi che se si registra l’orchestra si devono usare dei panoramici, non dei cardiodidi o supercardiodi a meno di non dover riprendere i solisti, perché i ragazzi non sono sempre capaci di prevalere sull’orchestra, ma poi bisogna stare attenti alle fasi. I PZM sono compatibili con tutti gli altri microfoni, perciò se si usa un cardiode aggiuntivo non si ha alcun problema nel mix”.
Anche le orchestre studentesche possono permettersi un cablaggio di qualità: “Quando possibile, consiglio di usare dei preamplificatori da posizionare in mezzo all’orchestra con attacco LAN per il collegamento al computer. In questo modo possiamo avere 20 metri di LAN e 2 o 3 metri di cavo microfonico per un suono al top. In ogni caso, con Reference possiamo avere cavi di 20 metri senza che il suono subisca cambiamenti. Per questa ragione, uso cavi Reference RMC01 XLR maschio e femmina per qualunque cosa.
Nel mix, i cavi Reference mi permettono di lavorare in modo più veloce su ogni strumento perché non devo intervenire in post produzione per ridargli quello che avrebbero perso usando cavi di scarsa qualità.
“Un aspetto da non sottovalutare quando si ascoltano le registrazioni, è anche la qualità dei cavi di collegamento ai monitor audio: “Da quando ho cambiato i vecchi cavi con i nuovi Reference RPC per le casse la definizione è migliorata tantissimo. Erano secoli che non sentivo le casse suonare così bene”.

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Invitiamo tutti i musicisti a richiedere al proprio rivenditore di fiducia il Notebook 2021 Reference e quindi consultare la Guida ai Cavi Reference, lo strumento che aiuta nella scelta del cavo corretto all’interno della linea Reference, disponibile presso gli Authorized Dealer Reference dal 15 gennaio 2020.